Realismo Dinamico

Movimento Ideoprassico Dinontorganico

Genesi degli indici di sviluppo del nuovo modello

Filed under: Uncategorized — Roberto at 1:53 am on Tuesday, May 1, 2012

 

Questa parte è la prima parte delle tre che compongono la misurazione  del dinontorganismo.  Questo intervento risponde sostanzialmente a tre domande

  1. Quale è il legame tra metafisica ed econometria (c’è ed è profondissimo)
  2. Quali parti compongono un indice in grado di misurare il  buon funzionamento (dinontorganismo) della realtà storica
  3. in che relazione è la struttura della realtà storica con le religioni ( il cristianesimo)

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1.   La misurazione del Dinontorganismo

Non è cambiato nulla! Subito dopo che Newton aveva scoperto la gravitazione universale non era cambiato proprio nulla, un contadino avrebbe detto: Quello lì lo pagano per scoprire perché le mele cadono per terra????. Grazie a Dio questo è proprio questo il problema della metafisica realista, scoprire senza inventare nulla. Quanto all’utilità …

Introduzione

La metafisica realistico dinamica in quanto scienza  è chiamata la “matematica dello spirito” perché tutto è dimostrato ma anche  tutto è concatenato. Non è possibile proseguire se non si è compresa l’introduzione, galleggerebbe nel nulla, sarebbe un atto di fede. Prendiamoci perciò il tempo per questa prima breve riflessione condotta a livello molto pratico, quasi scherzoso. Rispondi perciò alle domande del “test”

  1. 1.                       Cosa ha a che fare la metafisica con l’economia?

Per scoprirlo cerca di capire qual’è il mestiere della persona che ha scritto queste affermazioni.

“Cominciamo dal primo aspetto: vale a dire,dalle funzioni della moneta. La moneta assolve, infatti, a tre funzioni essenziali, dato che è:

  • Mezzo di pagamento
  • Unità di conto 
  • Riserva di valore”

È un filosofo od un economista che scrive?

 

Si tratta di un economista[1]. Alla base dell’economia e dell’econometria ci sono regole percepite osservando la realtà dell’agire umano. L’economista scrive di ciò che vede, è un filosofo spontaneo e non potrebbe fare a meno di esserlo pena il non poter fare più economia. Cosa devo misurare se elimino la percezione della realtà che ho di fronte, in questo caso della moneta e delle sue funzioni? Evidentemente la metafisica è un bisogno intrinseco all’economia.

 

  1. 2.                       Cosa “aggiunge” l’econometria all’aspetto ontologico?

Ancora ci aiutiamo con un testo

“Per domanda di moneta che indicheremo qui di seguito con L si intende la quantità di moneta detenuta in media dal pubblico: vale a dire, dalle famiglie e dalle imprese. Per calcolare la domanda di moneta in un dato periodo di tempo-per esempio in un dato mese dell’anno- si somma il valore del circolante (i biglietti bancari e e le monete metalliche) detenuto dalle famiglie e dalle imprese l’ammontare dei depositi (i conti correnti tenuti presso le banche ordinarie) e si divide poi la grandezza così ottenuta per il numero di giorni del mese preso in esame (ad esempio 31 se si tratta del mese di gennaio) in questo casi si ottiene una stima della quantità di moneta domandata giornalmente dal sistema economico[2]

Un  buon economista-econometristadispone del metodo di calcolo per trasformare la percezione iniziale in quantità. In altre parole aggiunge la matematica necessaria per effettuare il calcolo quantitativo.  A causa del metodo costruttivo della scienza economica,  un errore o un’incompletezza nell’ontologia, ossia nella logica di partenza, inficia tutto il resto.

Evidenza: Economia e Metafisica Realistico Dinamica sono fuse “fin da principio”

  1. 3.                       Come migliorare l’economia e l’umanità costruendo un nuovo modello?

a)      Ogni evidenza mostra che l’economista per costruire una qualsiasi teoria od equazione deve fare il filosofo-ontologo, anche se oggi utilizza un filosofare “spontaneo”.

b)      Economia e ontologia realistico dinamica sono fuse fin dall’inizio, per necessità

c)      Quindi non siamo estranei ma collaboratori per necessità e non solo per costruire una società eticamente  più giusta, ma per costruire un’economia funzionante nel lungo periodo

d)     … dobbiamo lavorare insieme, il miglioramento del modello economico passa da un cambiamento/miglioramento della metafisica che lo fonda

I prossimi paragrafi cercheranno di realizzare questa  constatazione, ovviamente dal lato ontologico.

 

Evidenza: Misurare il “nuovo modello di sviluppo” richiede l’opera congiunta di metafisica riflessa  ed economia

 

 

1.1    A partire dalla crisi

1.1.1   Crisi “2007″, la saturazione e il mutuo ci insegna che erano in contrasto tra loro le regole di sviluppo

 

Proprio  Mario Monti ha osservato la crisi del modello capitalismo sia parte della crisi economica. Le cause prossime di una crisi[i] sono diverse ( up-front bancario, …) ma tra queste possiamo constatarne l’inizio quando si è deciso di appoggiare la solvibilità dei  mutui  sul valore di mercato delle case e non sulle possibilità dei contraenti[3] La  saturazione del mercato che si  è creata  proprio grazie a questa possibilità di “finanziamento facile”   non solo ha impedito l’emissione di nuovi bond[4] ma ha anche abbassato  il valore di quelli già emessi  e in genere quello del patrimonio immobiliare. Che il mercato si possa saturare non è una novità, e tutti sappiamo come la saturazione del mercato immobiliare  provochi l’abbassamento del  valore di tutte le case presenti e non solo di quelle in costruzione ma  ciò che ci preme notare oggi sono le regole di sviluppo.

Il mutuo sulla casa  da una parte persegue la saturazione di mercato con  l’abbassamento di valore di tutti gli immobili,  dall’altra  prevede  che  il mutuo si appoggi  per decine di anni sul  valore della casa, e quindi che il valore  della casa sia “costante” o in aumento. Le due razionalità sono opposte[5], non componibili e quindi hanno causato quello che hanno causato.
Al di là delle responsabilità, dal  punto di vista metafisico, possiamo perciò osservare come causa prossima le regole di sviluppo del mercato e quelle della finanza tra loro  incompatibili. Le regole di sviluppo sono ciò che ci interessa in particolare perché determinano il futuro dell’economia e del mondo. L’economia  è fondata sulle regole di sviluppo, il compito di un economista è rilevarle, coordinarle e misurare il risultato da esse prodotto, almeno per quanto è possibile.

 

La struttura socio economica della realtà storica.

Il primo “approfondimento” riguarda la “saturazione di mercato”  caratteristica che riguarda lo sviluppo della società (che non abbisogna più di case) e  non lo sviluppo della struttura economica (che è ancora in grado di produrle).

Questa  crisi ci insegna che la  globalizzazione è sostenibile quando persegue  il controllo sullo sviluppo  di entrambi i processi fondamentali che sostengono il pianeta

  1. la gestione della “rivoluzione industriale” in funzione dello sviluppo  sociale globale, in questo  modo si mantengono 6 miliardi di persone
  2. la gestione dello sviluppo sociale globale in senso vitale e vitalmente operante, in questo modo  si perpetua la generazione della vita.

1.1.2   Crisi “2007″, il fattore assente era il controllo sviluppo sociale e la sua relazione con quello economico

              Illustrazione 2: gli indici sono il     “riassunto” di osservazione metafisica e valutazione quantitativa

Il controllo di un entità così enorme non viene rilevato dai sensi ma solo dagli indici. Le regole di sviluppo sono correlate  agli indici di sviluppo: l’osservazione di norma viene trasformata in  dati  e gli indici non sono altro che il metodo di elaborazione dei dati con cui misuriamo  il nostro successo o insuccesso. Gli indici  sono logiche ammantate della matematica necessaria alla misurazione. La cosa che salta all’occhio osservando gli indici macroeconomici è la mancata considerazione delle linee di sviluppo comuni a società ed economia produttiva.

 

Anche osservando attentamente l’equazione “del PIL”  non si vedono gli effetti sociali  nel  lungo periodo o gli effetti degli investimenti. Ciò che misuro è semplicemente la capacità della società di generare  risorse e la capacità dell’economia di produrre investimento che genera risorse.

Tutto il problema dei bond subprime americani non trova in questa equazione nessuna possibilità di considerazione, anzi, inizialmente, aumenta il parametro I0  tanto che il 50% del PIL era legato all’industria immobiliare.

La produzione di questi indici “misti” socio-economici fonda  la correlazione tra macro e microeconomia.

 

1.1.3   Obbiettivo economico sociale: globalizzazione sostenibile

Il trattato di Marakeech del 1994(WTO) ha sancito ufficialmente la necessità di globalizzazione  che si trova da sempre all’interno della società industriale. Poiché abbiamo visto il legame inestricabile tra società ed economia (cfr. la saturazione),  la correlazione  tra   società ed economia fa di questo trattato anche un trattato sociale al di la dell’intenzione dei 153 paesi c he l’anno firmato.

Inoltre, poiché l’economia industriale esiste solo in quanto esiste la società umana, ne viene di conseguenza quello che osserviamo tutti i giorni: LA GLOBALIZZAZIONE SOSTENIBILE è QUELLA CHE GENERA E MANTIENE LA VITA UMANA E DEL PIANETA.

Posta questa evidenza a base di tutto, ciò che ne consegue è che gli indici che dobbiamo individuare per “sistemare il capitalismo”  in crisi  mi devono mostrare la situazione della “globalizzazione sostenibile”.

Questa necessità ad un tempo di realizzazione e di misurazione di quanto realizzato si riflette anche nella struttura degli indici che,

  1. devono misurare la globalizzazione sostenibile, e quindi la presenza si regole di sviluppo unificanti
  2. devono effettuare  la misurazione  sia sociale che economica
  3. devono essere correlati  e universali (globalizzati e globalizzanti) in quanto riguardano tutta l’attività umana
  4. devono mostrarmi la salute di ciascuna delle attività che costituiscono il processo di globalizzazione sostenibile ( o dinontorganica)

                 Illustrazione 3: Gli indici di sviluppo      devono essere correlati, universali, concreti

 

1.1.4   Globalizzazione sostenibile sviluppo economico contemporaneo allo sviluppo sociale

La globalizzazione sostenibile può essere solo sintesi tra aspetto economico e sociale; posto lo sviluppo della  globalizzazione sostenibile a fondamento ne risulta che abbiamo  bisogno  di  controllare la coerenza tra sviluppo economico e sociale.

Constatata l’insufficienza degli  aspetti misurati oggi, il problema ci  impone di individuare quali sono gli aspetti da misurare veramente significativi: questi  aspetti hanno la caratteristica di  essere  correlati per natura a priori (ossia ontologicamente) tra loro. Il primo passo nella ricerca di nuovi  indici  è evidenziare questa correlazione.

 

1.1.5 Collegate a priori e significative sono le logiche di sviluppo che permettono il dinamismo

              Illustrazione 4: in ciò che si vuol     costruire, secondo la razionalità che si vuol realizzare

Come si costruisce una “logica di sviluppo”?

Qualsiasi cosa si costruisca  in modo coerente ed univoco  si realizza  passo dopo passo da parte di un soggetto che agisce, a partire da ciò che si è già costruito e secondo la razionalità che deve realizzare.

La costruzione ripete  perciò un ciclo preciso che ci è mostrato dalla illustrazione a lato:

  1. osservo ciò che devo realizzare (razionalità casa, =globalizzazione sostenibile), razionalità
  2. la situazione mi mostra la regola da realizzare (stato costruttivo del muro = regole di sviluppo ), dinamismo
  3. mi mobilito secondo le mie possibilità e i miei strumenti per costruire me e la globalizzazione , ente agente
  4. genero una mia azione  per la costruzione della casa = prassi

…. il mattone che avevo in mano ha acquisito qualcosa di più ed è diventato casa, non è più uguale a prima

….. l’azione ha cambiato il muretto per cui esso, crescendo, indica una zona diversa dove posare il mattone. Anche la regola costruttiva concreta cambia per esempio  nel momento in cui arrivo a costruire le finestre, o quando mi metto a scavare il muro per far passare  delle tubature o l’impianto elettrico.

…..  la corretta costruzione prevede che l’applicazione della medesima  regola generale mi  possa dare un risultato diverso.

…. l’unica cosa che  non cambia e continua ad ispirare  tutto il resto è la razionalità che fonda tutta la  casa.

L’attività è “ciclica”[6] solo  nel senso che il muratore della nostra illustrazione ripete i quattro passaggi necessari a realizzare la razionalità finale. Del resto, la ciclicità della costruzione  delle logiche di sviluppo non  è una novità: conosciamo anche nelle aziende un ciclo costruttivo simile  noto  come ciclo di Deming o PDCA[7].

1.1.6   Collegate a priori sono le parti  del  ciclo di sviluppo “globalizzazione”

In che modo si unificano le logiche di sviluppo di società ed economia nella globalizzazione?

Un identico  processo  ciclico-costruttivo avviene nella globalizzazione sostenibile

  •   razionalità da realizzare (globalizzazione sostenibile)  che si concretizza
  •   attraverso il dinamismo,
  •   un ente in cui realizzarsi e
  •  di una prassi realizzatrice.

Il dinamismo costruttivo  è presente su entrambi i cicli, la Rivoluzione Industriale e della Società Umana e questi cicli si sovrappongono nel soggetto in grado di attivare la prassi. Si tratta perciò di quattro cicli di sviluppo già oggi presenti  e co-agenti  che possiamo  osservare   tanto per la rivoluzione industriale, quanto per la comunità umana.  Infatti

  • La rivoluzione industriale  viene pilotata dal  dinontorganismo economico  (raz) che attiva lo sviluppo scientifico tecnico (din) che genera lo sviluppo aziendale (ente) che sostiene lo sviluppo della prassi economica (prassi). A sua volta lo sviluppo della prassi conclude il ciclo realizzando la “mission dinontorganica” e lo riattiva perché  la concretizzazione della mission consente di “ri”-attivare le regole di sviluppo  ad un livello più alto …
  • la società viene pilotata dal dinontorganismo  che attiva lo sviluppo familiare (raz din) che dinamizza a sua volta la società (din) che attiva l’economia industriale dell’azienda  in grado di mobilitare il proprio dinamismo comunitario (prassi). É il dinamismo comunitario che è in grado di realizzare la “mission” dinotorganica dell’agire familiare , che “ri”-attiva il dinamismo sociale ….   .
Illustrazione 5: Il ciclo che sorregge la      società e il ciclo che sorregge la rivoluzione industriale si incontrano      nell’ente che genera la prassi e hanno origine dalla medesima      globalizzazione sostenibile (o dinontorganica)

 

Inutile approfondire ora o giustificare, l’importante è rendersi conto che questi fattori  di sviluppo sono collegati a priori come logiche di sviluppo[8] dell’agire  in funzione della globalizzazione sostenibile che assume varie vesti: sviluppo  della  famiglia,società,economia e comunità, sviluppo di scienza-tecnica, aziende e prassi aziendale. Non importa chi sia stato, la crisi attuale è stata possibile perché sviluppo di società ed economia sono state scollegate.

Questi aspetti sono significativi perché parti costituenti la globalizzazione,  e quindi sono  parti costituenti del nostro indice.

1.1.7   Collegate tra loro sono i componenti degli stessi cicli

Ciò che costituisce la globalizzazione attuata da società ed economia  sono “logiche di sviluppo” come quelle osservate inizialmente nella crisi. Le logiche di sviluppo sono  inevitabilmente alla base tanto dell’economia industriale (cfr. Just in Time” utilizzata dalla Toyota) quanto della società.

              Illustrazione 6: autoattivarci e costruire     perché la sintesi con gli altri ci consenta di unificare e attivarci     nuovamente

Una singola “logica di sviluppo globalizzante” produce la sintesi tra modi di agire  di soggetti  diversi ed  è  misurabile

 

  • qualitativamente  per la sua presenza e
  • quantitativamente  attraverso il “punto di equilibrio”.

Trattandosi di una “logica di sviluppo” questa sintesi è possibile per la presenza di quattro qualità (o trascendentali dinamici)

  1. logica di attivazione (e)
  2. norma  costruttiva funzionale al tutto (m)
  3. attivazione della convivenza funzionale di sintesi (s)
  4. funzione costruttiva della ( struttura) sintesi (mi) di essere attivante

Il nostro obbiettivo oggi è quello di disegnare un panorama generale che ci metta in grado di comprendere come costruire degli indici, quindi oggi non vale la pena di approfondire  del perché questi aspetti sono solo questi, perché ciascuno di essi è ciclico, …

                 Illustrazione 7: Autoattivarsi (e) secondo      una norma costruttiva (m) sta alla base dell’agire, sintetizzare il      proprio sviluppo (s) di economia e società in funzione della      globalizzazione sostenibile (mi) è alla base della sopravvivenza umana(mi)


A noi basta osservare intuitivamente la loro qualità fondamentale, ossia di essere parti di un ciclo:  la necessità della “funzione costruttiva della sintesi (mi)” di essere in grado di unificare ed attivare le parti che la compongono.

 

Oggi null’altro ci serve per cui torniamo con la mente al nostro esempio iniziale della produzione di bond, e  osserviamo come  in effetti la caratteristica propria del processo che li ha creati e venduti (mi) era quella di attivare tanto il venditore (che avrebbe potuto generare liquidità per sè) quanto il compratore (che poteva avere la casa).

Ora di ciascuna parte del nostro indice  conosciamo anche i costituenti del processo costruttivo.

La globalizzazione  sostenibile    è costituita dai cicli economico e sociale  concretizzati dai piani dell’essere  che si unificano  nell’unico ciclo socio-economico attraverso   i trascendentali dinamici.

1.1.8   Collegato ai fattori ontico praxiologici c’è il fattore salvifico o di controllo di un ciclo

L’esperienza ci insegna che per mantenere in vita un ciclo  occorre anche un continuo controllo sulla correttezza della nostra costruzione rispetto alla “globalizzazione sostenibile”. Nel nostro esempio iniziale il controllo sulla correttezza era operato dalla banca in relazione ai propri dividendi e dalle agenzie di rating che misurano esclusivamente la solvibilità economica immediata  in relazione[9] al bilancio e non la sostenibilità nel lungo periodo del progetto. Il sistema di controllo è necessariamente presente negli indici, ha le stesse caratteristiche esposte fino ad ora, più quella  di essere  fattore comune [ii]tra gli enti che stanno sintetizzandosi tra loro attraverso (s) e (mi)

 

                 Illustrazione 8: la  regola di sviluppo di controllo   è necessariamente comune ad entrambi i      cicli, poiché nasce da socialità e missionarietà

 

Dal punto di vista qualitativo il sistema di controllo deve essere presente mentre dal punto di vista quantitativo il sistema di controllo sottrae risorse ma garantisce il risultato. Per non complicarci la comprensione del processo, il sistema di controllo non lo consideriamo in questa esposizione, pronti a riprenderlo alla prima occasione: lo osserviamo solo qui sotto nell’equazione che riportiamo constatando la sua presenza e  il fatto che nel calcolo quantitativo, per funzionare, esso “sottrae” risorse agli investimenti

 

 

1.1.9   Gli indici dinontorganici devono mostrare la buona salute di questo processo socio-economico

Progettando un indice attraverso questi criteri basati sulla “globalizzazione sostenibile” possiamo osservare qualsiasi parte del nostro processo, perché altre parti  di natura nelle logiche di sviluppo non ci sono.

Quali caratteristiche ha la struttura che abbiamo riconosciuto?

Le razionalità di sviluppo così concepite sono di natura solidale e sussidiaria in modo ontologico.

 

1.1.9.1  Struttura ontologicamente solidale

 

                 Illustrazione 9: Teniamo presente perché      questa costruzione produce è prodotta e produce la globalizzazione      sostenibile:  i cicli  di sviluppo sono collegati tutti tra      loro  o da un processo comune di      sintesi , oppure dal fatto che la medesima“razionalità di sviluppo”  muove due cicli contemporaneamente.

 

 

 

1.1.9.2  Struttura ontologicamente sussidiaria

I cristiani potrebbero domandarsi se questa struttura delle regole di sviluppo è anche sussidiaria[10].

                 Illustrazione 10: Il ciclo è la crescita      della parte fino al massimo delle sue capacità. La struttura è      intrinsecamente sussidiaria

 

 

Lo è perché il dinamismo essenziale e concreto è nel tutto e  in  ogni singola parte. Il fatto di  avere una parte dinamica (ciclo) significa chiederle di svilupparsi sino al suo limite essenziale, ossia quanto più possibile.

 

1.1.10                    La dialettica dinontorganica della globalizzazione sostenibile

L’individuazione dei componenti fondamentali della realtà storica e quindi degli indici per misurarla

e progettarla  è “terminata” .  Avere di fronte l’intero panorama ci consente di scorgere quella che è la diversità più rilevante tra natura ontologica della realtà storica  e capitalismo e ce le facciamo suggerire ancora dal  fatto iniziale: la crisi scatenata dalle regole di sviluppo contrastanti.

È  proprio la fusione trascendentale dei cicli a rivelarci la diversa dialettica, momento decisivo per la progettazione etica di economia e società

  •  mors tua vita mea[11] nel modello liberal-capitalista dove le regole di sviluppo per governare la Rivoluzione Industriale  prevedono che  il successo di una parte può essere ottenuto solo a scapito della morte dell’altra. In essa riconosciamo la logica che ha privilegiato l’interesse della banca il cui problema è “solo” il profitto  stabile per gli azionisti (up-front)
  •  vita tua vita mea nel dinontorganismo dove le regole di sviluppo  per governare la Rivoluzione Industriale coincidono con quelle della generazione della vita umana. In esso  la crisi di una parte manda in crisi l’intero sistema. Questa caratteristica unitaria della Realtà storica la possiamo riconoscere nella crisi stessa che oggi  stiamo vivendo, in cui la crisi del sistema finanziario ha coinvolto quello produttivo e quello della vita civile.

 


Per la compenetrazione dei cicli di sviluppo ( socialità e missionarietà sono in comune) solo la sintesi altruica può muovere la Realtà Storica: vita tua vita mea. La realtà rimane quella che è ma SI SVILUPPA in modo diverso.

 



[1]             Pag 480, 15.3 La domanda di moneta, Economia, I mercati finanziari e la domanda aggregata Gilberto Antonelli –Giulio Cainelli –Nicola De Liso – Riccardo Leoncini – Sandro Montresor

 

[2]             Pag 482, 15.3.1 La domanda di moneta, Economia, I mercati finanziari e la domanda aggregata Gilberto Antonelli –Giulio Cainelli –Nicola De Liso – Riccardo Leoncini – Sandro Montresor

[3]    Subprime (Subprime lending), è un termine della lingua inglese che indica quei prestiti che, nel contesto finanziario statunitense, vengono concessi ad un soggetto che non può accedere ai tassi di interesse di mercato, in quanto ha avuto problemi pregressi nella sua storia di debitore. I prestiti subprime sono rischiosi. La banca funziona in questo caso come concentratore di valore spazio temporale: le risorse che che avresti in una vita le riunifichi nel mutuo

[4]    Bond è un termine inglese che indica obbligazione finanziaria

[5]    Solo teoricamente esiste un auto controllo, ossia poiché compro la casa per me non la venderò mai e quindi la saturazione del mercato della domanda impedirà l’effettuazione di nuovi mutui.

[6]    Questa parte sostituisce il capitolo 1.1.6

[7]             Questo processo è inevitabile  e universale perché riguarda l’apprendimento umano

[8]             logica di sviluppo è per esempio il criterio “Just in time

[9]    G.Gallazzi, Oltre la crisi, la crisi economica effetti sull’occupazione,pag 63, D. Pace, idem, Dal Capitalismo all’economia del dono, 73

[10]  1883 La socializzazione presenta anche dei pericoli. Un intervento troppo spinto dello Stato può minacciare la libertà e l’iniziativa personali. La dottrina della Chiesa ha elaborato il principio detto di sussidiarietà. Secondo tale principio, “una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità e aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune” [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 48; cf Pio XI, Lett. enc. Quadragesimo anno].,Chiesa Cattolica,Catechismo della Chiesa Cattolica,

[11]  2)  Per prima cosa, bisogna dire che si tratta di due figlie di una stessa madre, cioè della rivoluzione industriale (senza la quale non ci sarebbe né l’una né l’altra), ma di due padri diversi, che sono gli uomini di cultura e di azione i quali hanno conferito alla prassi ideologica (prassi “razionalizzata”), la razionalità capitalista da una parte, e la razionalità marxista dall’altra, entrambe espressione di un Assoluto ideologico ateo-materialista. Donde la differenza fra le due razionalità e i due Assoluti, che però restano razionalità ateo-materialiste, e Assoluti ideologici ateo-materialisti? Essa deriva dai due aspetti fondamentali della rivoluzione industriale: l’aspetto tecnico-economico, e l’aspetto socio-politico. Questi due aspetti, invece di fondersi insieme in una identica ed unica realtà dinontorganica, si sono scissi tra loro, dando origine a due prassi ideologiche (capitalista e marxista), figlie della stessa madre, ma dai rispettivi padri scagliate l’una contro l’altra, in nome del loro Assoluto ideologico, identico e diverso nello stesso tempo. Identico, perché è Assoluto ideologico ateo-materialista sia quello capitalista che quello marxista. Diverso, perché l’Assoluto ideologico primario ateo-materialista del capitalismo viene a coincidere con una natura evolutiva increata, incarnantesi storicamente in una economia per il profitto, in funzione del progresso e del benessere materiale. Mentre l’Assoluto ideologico primario ateo-materialista marxista parte dalla concezione della materia dialettica, che è una materia “increata”, una specie di “stoffa dell’universo”, animata dalla dialettica della contraddizione.     L’ASSOLUTO IDEOLOGICO PRIMARIO:Confronti sinottici, , C – IDEOLOGIA MARXISTA E ASSOLUTO IDEOLOGICO ATEO-MATERIALISTA “MARXISTA”



[i]      Nell’aprile 2009, il Fondo Monetario Internazionale ha stimato in 4.100 miliardi di dollari Usa il totale delle perdite delle banche ed altre istituzioni finanziarie a livello mondiale [3]. La cifra colossale, delle svalutazioni delle attività delle banche a causa della crisi, per rendere l’idea, corrisponde ad un reddito annuo di 20.500 dollari per 200.000.000 di lavoratori, oppure ad 1/3 dello stesso stipendio annuo per 600.000.000 di lavoratori o alla riduzione di 1/5 dello stesso stipendio per cinque anni.

 

La crisi è iniziata approssimativamente nella seconda metà del 2006, quando cominciò a sgonfiarsi la bolla immobiliare statunitense e, contemporaneamente, molti possessori di mutui subprime divennero insolventi a causa del rialzo dei tassi di interesse. Questa crisi è compatibile con le teorie del “credit boom and busts” e delle asimmetrie informative.

La crisi diventa palpabile nel febbraio-marzo 2007[4][5], e nel settembre-ottobre 2008, bimestre in cui scompaiono le banche d’affari più note: il 15 settembre 2008 Lehman Brothers dichiara la bancarotta invocando il chapter 11, il 22 settembre Goldman Sachs e Morgan Stanley[6] diventano banche normali. Tutti gli indici borsistici mondiali flettono in maniera consistente, arrivando mediamente sui livelli della fine del XX secolo.

[ii]     Gli enti che si sintetizzano tra loro POSSONO a loro volta essere parte  di un ciclo di sintesi. Socialità e Missionarietà , in questo ciclo superiore  (CICLO VERDE)sono i trascendentali di educatività  e moralità.

 

 

 

 

Gli Indici Dinontorganici12c-1def_01GP

Questa parte è la prima parte delle tre che compongono la misurazione  del dinontorganismo e con le quali mi auguro di aver terminato  Questo file risponde sostanzialmente a tre domande  1-che cosa c’entra la metafisica con la matematica  2-quali parti compongono un indice in grado di misurare il dinontorganismo della realtà storica  3-in che relazione è la struttura della realtà storica con il cristianesimo  Ho fatto quello che ho potuto

Incontro definitivo e Vivo con Gesù Vivo, ieri 27 marzo 2012 per don Lorenzo Cretti, il funerale si svolgerà venerdì 30 marzo alle 14 presso il FAC

Filed under: Uncategorized — Roberto at 1:50 am on Wednesday, March 28, 2012

Il primo strumento,il trascendentale sintetico

Filed under: Uncategorized — Roberto at 1:35 pm on Friday, February 17, 2012

Siamo di fronte al mondo e lo vediamo in crisi. Contrariamente al solito non riusciamo a capire come se ne potrà uscire perché questa volta è un problema di modello, ossia l’errore si autoalimenta vanificando almeno in parte la nostra azione. Vediamo un po’ di capire quale strada si può percorrere.

 ”Da tale identità reale1, combinata con la specificità del Trascendentale Dinamico , nascono per il Trascendentale Dinamico sintetico della religiosità delle conseguenze non indifferenti, che oltre al ribadire le sue prerogative di Trascendentale Dinamico, ne mettono in luce anche la peculiare natura e funzione. Tra le sue prerogative torna quella della trascendenza-immanenza, che sarà quella stessa dell’Assoluto, immanentizzato

  • sia come forma essenziale,
  • sia come formalità trascendentale,

onde esso, già trascendente perché Assoluto, sarà anche immanente e come forma, e come formalità trascendentale dominatrice dell’EDUC dal di sopra e dal di dentro.”

Tommaso Demaria, Metafisica della Realtà Storica, Capo 5 I trascendentali Dinamici, 9 il trascendentale sintetico della Religiosità.

Il linguaggio metafisico realistico dinamico non è alla portata di tutti per cui caliamo questo Trascendentale Dinamico Sintetico ( il cui nome proprio è Religiosità) dentro un caso concreto, quello dell’economia.

L’Assoluto può essere vitale e vitalmente operante ( ossia forma) quando diviene una formalità operativa, quindi se diviene razionalità dell’ agire umano vitale e vitalmente operante di tipo ontico,  se diviene agire per la  famiglia. Ed è assolutamente ovvio, un’economia in contrasto con la famiglia può solo distruggere il suo parco clienti.

 Economia dinontorganica, il trascendentale sintetico (religiosità)

 “ L’economia di sussistenza fu per definizione una “economia domestica”. La famiglia doveva provvedere, a partire da se stessa, e non attingendo ad un “mercato”, al cibo, al vestito, all’abitazione. Era la forma più elementare del vivere associato e del vivere civile, che nella sua elementarità risolveva praticamente ogni problema.

Distribuire ad ogni famiglia i propri problemi e i propri guai: poteva essere un principio di saggezza. Del resto era (e rimane) nella natura delle cose. E può essere la prova migliore che la famiglia è insostituibile. Lo fu ovviamente sotto il profilo economico, o a partire da esso. Dovrebbe esserlo, o tornare ad esserlo, anche oggi, sì da tradurre la vecchia “economia domestica” in “economia familiare”, e la stessa economia politica dovrebbe porsi al servizio dell’economia familiare pur restando “economia politica”.

Oltre il trascendentale sintetico

L’economia politica non è una denominazione della realtà economica, ma la denominazione di tutto l’insieme della scienza economica. È la denominazione della scienza economica nel suo complesso. Questa “economia politica”, precisamente come “scienza economica”, è nata quando la realtà economica ha cominciato ad imporsi con i suoi problemi teorici. E questi suoi problemi teorici si sono imposti quando la realtà economica, da economia ristretta fra le mura domestiche è venuta ad interessare lo Stato, e dunque la politica. Di qui anche la giustificazione del suo nome. Ma quando, storicamente, l’economia da “economia domestica” si è tradotta in “economia politica”?

 Da quando, si può rispondere, la realtà economica da “economia di sussistenza” si tradusse in “economia della ricchezza”, ponendo il problema teorico della “ricchezza delle nazioni”. Problema “teorico” non solo “contemplativo”, ma problema teorico “operativo”. Insegnare agli Stati la via della prosperità e della ricchezza: ecco la funzione pratica della scienza teorica dell’economia. 

Basta richiamarsi il titolo dell’opera di Adam Smith: “Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni”. Titolo, che attraverso le più disparate vicende dell’economia e della scienza economica, non è mai stato smentito. Ancor oggi si definisce l’economia politica: “la scienza della ricchezza”.

Il passaggio dalla realtà economica come semplice economia di sussistenza alla “economia di ricchezza”, con la relativa scienza economica chiamata “economia politica”, si è operato con la rivoluzione industriale e la conseguente economia industriale. Il significato, il valore, la funzione economica della rivoluzione industriale, furono le prime cose ad essere colte, perché questo era lo scopo, derivante dalla stessa natura della rivoluzione industriale: produrre ricchezza, che è quanto dire produrre beni economici in grande quantità e a buon mercato.

La scienza, a cominciare da Cartesio e Bacone, aveva assunto questo obiettivo: il dominio della natura. Le scoperte scientifiche e le loro applicazioni tecniche, nonché le invenzioni in campo meccanico (prima invenzione decisiva, quella della macchina a vapore) avevano reso possibile quel sogno. La rivoluzione industriale lo realizzò dando l’avvio ad una nuova economia: l’economia dell’abbondanza, della ricchezza. Una economia che ormai s’imponeva come oggetto di una scienza vera e propria. 

Tale scienza, che era appunto la scienza economica, essendo la scienza dell’utile, di quell’utile economico che fa gola a tutti e che del resto è diventato una suprema necessità per l’umanità moderna, è salita in primissimo piano, scavalcando la filosofia e calamitando le altre scienze che sono state polarizzate dall’economia, a cominciare dalla fisica e dalla chimica. Tutte, infatti, lavorano per l’economia, e quindi anche per la scienza economica. Solo la sociologia ha minacciato la scienza economica, senza tuttavia riuscire a spodestarla.  

A differenza però della tecnica, che è sempre “scienza applicata”, l’economia non è una realtà che nasce dalla scienza economica, ma una realtà che viaggia per conto suo, imponendo alla scienza economica sempre nuovi e più complicati problemi economici e scavalcandola di continuo. È la famosa rincorsa fra la realtà e la propria ombra. 

La scienza economica, che è come l’ombra della realtà economica, la rincorre senza raggiungerla mai, e anche quando le si proietta davanti, basta una giravolta (per esempio la crisi del petrolio), per essere ricacciata indietro, perché effettivamente la realtà economica non è controllabile né dominabile dalla scienza economica. Se lo fosse, probabilmente l’attuale crisi economica sarebbe già stata superata, e il famoso economista americano Galbraith non avrebbe avuto ragione di dire che i grandi economisti consiglieri dei politici sbagliano sempre o quasi sempre, per cui nel governo dell’economia varrebbe di più il fiuto politico che la loro scienza.  

Sta di fatto che l’attuale economia è paragonabile ad un mostro, o se si vuole ad un puledro selvaggio, che non si doma né col bastone né con la carota, ma solo col morso. Ma qual è il “morso”, da mettere in bocca all’attuale economia industriale? 

L’attuale scienza economica è ben lontana dal possederlo o dal poterlo indicare, e tanto meno dall’esserlo essa stessa. Dobbiamo domandarci il perché. Sarà proprio questo “perché” a introdurci nel vivo della nostra questione: l’economia vista non più, o non solo, come realtà economica, ma vista come realtà “ideologica”. Vista, cioè, come prassi da razionalizzare.”

Tommaso Demaria, Confronti Sinottici, l’Economia

 Chi direbbe che questo brano ha più di quarant’anni? La seconda parte ci serve per capire la funzione di cinghia di trasmissione dell’Assoluto che hanno gli altri trascendentali, i trascendentali analitici

1ossia l’Assoluto è forma della realtà storica nella sua essenza di EDUC. Come già sappiamo, tale sua forma e il Trascendentale Dinamico sintetico della religiosità di fatto coincidono, poiché sono sempre lo stesso Assoluto; ma differiscono anche tra loro, nel senso che la forma come tale è principio costitutivo essenziale dell’ente, mentre il Trascendentale Dinamico è una formalità, ossia una qualità di esso. E’ una sua qualità ontica, però, che si identifica con la sua stessa forma essenziale.

La metafisica generatrice di strumenti

Filed under: Uncategorized — Roberto at 8:45 am on Saturday, January 7, 2012

Gli strumenti dinamici, come dice il nome, sono sempre in fase di costruzione, di completamento. Qual’è il compito della metafisica realistico integrale come scienza? Quello di generare gli strumenti di pratico utilizzo che si validano attraverso la pratica quotidiana e comunitaria. In questo modo la metafisica può avere un ruolo sapienziale nel sociale, o meglio in questa società che oggi stiamo vivendo.

 L’importanza del panorama

A che cosa serve la metafisica realista? Serve a guardare un panorama, la sua funzione tra le scienze, perché di scienza si tratta, è un po’ come la vista che si ha dal monte Carega, uno dei monti che si trovano presso Verona: nelle giornate limpide, dalla sua cima si vede a sud fino a Bologna e al suo appennino.

Come si può fare dalla cima di un monte così si può fare attraverso la metafisica: è una scienza attraverso cui si può individuare la direzione generale, cosa utilissima quando si deve entrare in terre sconosciute.

La metafisica da sola non basta, se lo pensassimo finiremo col concludere come don Ferrante che “la peste non esiste” perché non la si vede: occorrono le scienze. La metafisica è un continuo confronto della mia percezione con la realtà, dove il primato è sempre e solo della realtà. Nessuna citazione di libri solo della realtà, ma le scienze sono gli strumenti che la metafisica usa per vedere anche ciò che non è visibile direttamente all’occhio umano.

Compito della metafisica è generare una corretta e generale visuale della realtà e i criteri di controllo delle mie azioni.

Dopo essere stato sul Carega so, so per esperienza , pur non essendoci mai stato, che nessuna strada che corre insistentemente verso Nord può andare a Bologna. Quando la percorro in quella direzione il mio sospetto di essere fuori strada si fa sempre più forte col passare dei minuti.

É stato proprio il panorama a rivelarmi che la strada giusta, alla fine, deve puntare a sud.

La metafisica proprio perché è “scienza dell’universale” non mi mostra tutto, spesso non vedo alcuni ostacoli particolari. Continuando col nostro esempio posso dire che dirigendomi verso Sud mi imbatto nel fiume Po. La strada verso sud è giusta, e se io volessi nuotare potrei pure proseguire nella stessa direzione e arrivare, ma mi conviene spostarmi verso destra o verso sinistra lungo le rive del fiume sino a trovare un ponte.

Al di fuori di questa metafora, la metafisica (realista integrale e solo quella) è la scienza che studia l’universale e perciò si occupa dell’ente che è definito come “qualsiasi cosa che a qualsiasi titolo esista” e lo fa attraverso l’adeguazione dell’intelletto alla realtà della cosa (adaequatio intellectus et rei). La metafisica perciò è una scienza molto concreta ed umile perché si occupa del reale, degli oggetti che tocco. Il suo pregio è proprio quello di occuparsi delle proprietà universali e per ciò essere “trasversale” a tutte le altre scienze, e verificabile da TUTTI.

Nella realtà storica siamo immersi tutti, da mattina a sera. Poiché vi sono immerso e ne ho esperienza diretta non mi occorre sapere tutto sulle scienze che la descrivono: per decidere mi basta avere una visione generale degli obbiettivi e dei metodi per raggiungerli. È ciò che afferma il mio amico Enrico quando ricompone le lettere di sociologia in “ciò lo so già” : in effetti quello che viviamo lo sappiamo benissimo anche noi. Vediamo dunque cosa racconta alla mente la quotidiana esperienza dell’universale, costruiamo perciò la nostra “bussola metafisica”.

il significato ed il valore degli strumenti metafisici

La metafisica realistico integrale comprende tanto la metafisica realista statica quanto la metafisica realista dinamica. La loro compresenza è importante perché esse forniscono gli strumenti per la conoscenza del reale, e solo attraverso l’utilizzo di entrambi gli strumenti (statici e e dinamici) perveniamo alla conoscenza del reale tutto intero.

Gli strumenti della metafisica

La metafisica la conosciamo e la esercitiamo attraverso i suoi strumenti: piani dell’essere, trascendentali, cause dell’essere, … . Come mai nella metafisica esistono questi strumenti?

Compito della metafisica è osservare l’ente dal punto di vista delle sue caratteristiche universali. Solo l’universalità della caratteristica osservata consente di inserire quella determinata caratteristica all’interno del piano essenziale. Ad esempio la mela ha un picciolo, e poiché non può esistere una mela se non esiste il collegamento con la pianta che la genera, il picciolo appunto, essa è una caratteristica essenziale.

Poiché è essenziale è anche universale tanto da poter affermare che “tutte le mele hanno un picciolo”. Avere il picciolo è una caratteristica essenziale, ma non lo è invece essere rossa perché le mele sono anche gialle e verdi, questa caratteristica del colore è invece una caratteristica fenomenica tipica del frutto che sto osservando.

La metafisica in quanto scienza mi ha appena aiutato ad ordinare le mie percezioni. L’osservazione del reale che effettuo si mantiene ordinata, classificando le acquisizioni all’interno delle caratteristiche dell’ente considerato in universale. Per questo è strumento della mia conoscenza: da questo punto di vista il piano essenziale è strumento della conoscenza che ci consente di distinguere la Razionalità Interna Oggettiva dalle altre caratteristiche.

La metafisica realista “statica”

La metafisica realista si rivolge alla conoscenza dell’ente che appare in natura con un “actus essendi” immediato. La mela un attimo prima non c’era, poi il fiore viene fecondato dal polline e un attimo dopo inizia il suo sviluppo come mela e non più come melo. La mela si nutre dal melo ma non è più lo stesso ente.

Gli strumenti della metafisica statica servono perciò a riconoscere l’ente, analizzarlo nelle sue componenti astraendo l’uno o l’altro piano attraverso strumenti codificati da migliaia di anni ma sopratutto “incorporati” nella mente umana e nella cultura. Riconoscere il melo distinguendolo dalla mela è la base della nostra sopravvivenza e anche della nostra intelligenza.

la metafisica realistico dinamica

La metafisica realistico dinamica si rivolge alla conoscenza di tutti quegli enti che appaiono nella storia attraverso un “actus essendi” perpetuo, a partire dall’EDUC fino alla famiglia. In pratica si tratta di quell’infinità di enti storici, che hanno la caratteristica di cessare di esistere nel momento in cui cessa l’agire che li fa esistere. La banca Monte dei Paschi di Siena c’è a titolo proprio, non è certamente legata al vivere ed agire delle persone che l’hanno fondata nel 1472 tuttavia esiste fintantoché qualcuno assume la sua Razionalità Interna Oggettiva e agisce in quanto banca.

Gli strumenti della metafisica realistico dinamica hanno lo stesso nome di quella statica ( piani dell’essere, trascendentali dinamici, cause dell’essere, ..) e hanno la funzione discriminare a quali settori dell’agire appartiene ciò che stiamo osservando. Il fatto che una determinata caratteristica dell’azione appartenga al piano essenziale fa sì che quella caratteristica possa essere universalizzata, a tutte le azioni. Abbiamo appena concluso che “poiché il picciolo appartiene al piano essenziale tutte le mele hanno i piccioli”: questa osservazione si rivolge alle mele presenti, ma si applica anche a quelle passate e future. Questa validità “oltre il tempo” è propria anche agli strumenti dell’ente dinamico: determinato che quella determinata caratteristica appartiene al piano essenziale essa avrà quella caratteristica qualsiasi persona la compia anche nel futuro oltre che nel passato.

Gli strumenti della metafisica Realistico dinamica assumono così

  • valore di giudizio riguardo all’agire passato,
  • di controllo riguardo all’agire presente,
  • di progettazione riguardo all’agire futuro.

Attraverso la metafisica realistico dinamica posso avere una sorta di “esperienza del futuro”:

  • inutile battere quella strada (es.: la rivoluzione del proletariato) perché non è vitale e vitalmente operante, non produce l’unità del genere umano, non permette di costruirla e non è efficiente.
  • La Cina? Ha introdotto la propria autodistruzione di stato marxista introducendo le regole di mercato al proprio interno, sarà costretta a scegliere tra sviluppo economico di stampo liberal capitalista e marxismo. Questa scelta avverrà, l’unico problema è sapere in quanto tempo accadrà. Tanto maggiore è la velocità di sviluppo economico tanto maggiore la distruzione delle logiche che guidano lo stato in senso marxista. Il che però non risolverà il problemi dell’Europa perché nascerà, oggi non c’è alternativa, uno stato liberal capitalista molto potente.
  • L’Europa? Non può unirsi su base volontaria ( l’autoattivazione è caratteristica del processo organico dinamico che si può sintetizzare in vita tua vita mea) e nello stesso tempo generare una società laicista liberal capitalista con al centro l’interesse individuale di mercato che risponde invece alla logica mors tua vita mea. Dovrà decidere … bloccare il processo di unificazione o modificare la logica di costruzione socio-economica. Anche qui il problema è solo “in quanto tempo”, ma sembra che non ne sia rimasto poi molto.

Ancora.

Poiché i piani dell’essere sono ciclici, e quindi per costruire la storia devi imparare a costruire cicli, è inutile cercare di costruire una politica basata sui leader di mussoliniana memoria. Il partito di Berluscone, quello di Casino, il partito di Del Piero,.. . La politica va costruita su cicli attivistici. Inutile cercare di costruire leader nel partito, costruisci gente capace di fare politica, l’abilità di “ generare cicli che unificano nella vita” costruirà il resto, la fama e quindi la posizione di leader di una persona.

il valore e i limiti degli strumenti grafici

Ultimamente accanto agli strumenti classici sono apparsi veri e propri strumenti grafici. Come ricordare tutto? È impossibile, e sopratutto non è rapido. Io personalmente ho cominciato ad interessarmi alla metafisica realistico integrale intorno ai 20 anni, non ho perso tempo ma solo ora che ne ho quasi 60 e dopo una vita travagliata riesco a muovermi “bene”. Non è possibile che per imparare una metafisica occorrano 30 anni di studio. La scorciatoia è quella di creare strumenti grafici che permettono di ricordare i concetti e di trasferire lo strumento al di fuori dell’ambito metafisico ma che hanno il difetto di “ingessare” la metafisica ad un determinato stadio del suo sviluppo.

Si tratta del problema che oggi si tenta di risolvere con lo strumento grafico “pentavalente” e con “scorecard” che alla fine ne nascerà. Lo strumento grafico ricorda, semplifica riassume, ma non riesce ad esprimere nella sua interezza l’ente né a sostituire lo studio. Certo riduce di tantissimo lo sforzo dell’azione pratica

Auguri 2012!

Filed under: Uncategorized — Roberto at 11:38 am on Saturday, December 31, 2011

Un augurio per un nuovo anno 2012 supercostruttivo, e insieme benedetto dal Signore.

d.mauro mantovani

Dibattito, M. Allasia, essere solidali in tempo di crisi

Filed under: Uncategorized — Roberto at 7:07 pm on Tuesday, December 20, 2011

Continua il dibattito su finanza e crisi, ecco il contributo del dott. Allasia, tratto da un altro sito, che potete vedere nella sua versione originale cliccando sul titolo. Buona lettura, attendiamo  commenti.

Essere solidali in tempo di crisi

Di Marcello Allasia – 15-12-2011

In questo tempo di crisi economica e finanziaria che vede molti poveri impoverire ulteriormente, si fa sempre più evidente la necessità di solidarietà.
Proponiamo la riflessione di un economista che, prendendo spunto proprio dai due termini solidarietà e crisi, li avvicina per spiegarli l’uno alla luce dell’altro e per cercane il punto d’incontro.

Crisi
La crisi economico-finanziaria che sta agitando il mondo intero da diversi mesi è uno dei temi più presenti nei media nazionali e internazionali, tuttavia la comprensione delle sue cause e dei suoi meccanismi non è affatto scontata. È utile iniziare con quattro puntualizzazioni:
a-    Le crisi economico-finanziarie sono elementi strutturali, e quindi ineludibili, del nostro sistema sociale. Appare difficile ipotizzare una quotidianità perennemente indenne da crisi. Basta pensare alle innovazioni tecnologiche che, almeno secondo alcune teorie, possono avvenire esclusivamente grazie a periodi di forte destrutturazione dell’esistente (ovvero di crisi). Il dato problematico della situazione nella quale siamo oggi è il susseguirsi sempre più ravvicinato di tante crisi che imperversano nel sistema economico: questo può essere interpretato come l’espressione dell’instabilità complessiva di un sistema alla ricerca di nuovi equilibri.
b-    La matrice finanziaria delle ultime crisi. L’attività finanziaria consente di spostare velocemente enormi quantità di risorse dove queste sono considerate “necessarie”. Si tratta, quindi, di uno strumento molto potente. Se esso, tuttavia, opera in assenza di regolamentazioni condivise (soprattutto internazionali), e di criteri di priorità nell’assegnazione delle risorse, la sua “potenza” si può ritorcere contro il sistema stesso.
c-    Il modello sociale attuale è essenzialmente incentrato su un paradigma di crescita economica continua. Così come è messo in pratica esso comincia a dimostrare alcuni segnali di cedimento. Appare utile ripensarne i fondamenti.
d-    La crisi economica qui analizzata è una crisi dell’intero sistema. Viceversa la dimensione della solidarietà ha un carattere prettamente individuale. Occorre quindi “gestire” anche un disagio sempre più diffuso che nasce dalla percezione dell’impossibilità di fare qualcosa per cambiare le “regole del gioco”.

Nel nostro quotidiano sono sempre più evidenti gli effetti della crisi: una contrazione dei consumi, una disoccupazione in crescita, imprese anche sane che chiudono per carenza di risorse finanziarie. Inoltre, dal punto di vista del singolo individuo, emerge una certa sensazione di impotenza. La possibilità di opposizione a questo sistema economico globale sembra essere pressoché nulla.

Ricchezza e Benessere
La libera contrattazione di mercato per la regolazione dei rapporti economici tra persone ed organizzazioni può ancora essere considerato uno strumento utile (ancorché non esente da difetti). Anche il modello di sviluppo sociale basato sulla crescita storicamente ha un suo fondamento in qualità di strumento al servizio dell’uomo e non di fine ultimo.
Osservare il mercato e la crescita come strumenti al servizio di un fine (l’uomo appunto) consente di coglierne tempestivamente le inefficienze e permette di correggerne il funzionamento mantenendo ciò che di buono hanno e, ancora di più, fornendo un rinnovato orizzonte per il nostro agire.
Proponiamo un esempio: si legge su Wikipedia che il primo prototipo di macchina per lavare i panni fu sviluppato nel 1767 da un teologo di Ratisbona, Jacob Christian Schäffern. La prima lavatrice elettrica fu prodotta nel 1907 da Alva Fisher (1) . Secondo il paradigma della crescita economica, maggiore disponibilità vi è di uno strumento (utile) come la lavatrice, maggiore è il benessere della popolazione. Quindi: se contiamo il numero delle lavatrici vendute o effettuiamo la somma del loro valore, otteniamo un indice di ricchezza che si avvicina all’indice di benessere. Questo ragionamento, quando riguarda l’introduzione di un nuovo prodotto (utile) sul mercato non appare sbagliato, presenta tuttavia il suo limite quando già ogni persona possiede una lavatrice: è evidente che disporre di 4 lavatrici a testa costituisce certamente ricchezza (2)  ma ci sono forti dubbi sul fatto che costituisca anche benessere.
Il problema qui sommariamente descritto richiede uno “spostamento” di prospettiva. La disponibilità di beni economici non costituisce sempre un aiuto.
Anche il concetto di utilità può essere messo in discussione. La stessa convinzione che l’attuale sistema economico sia razionale è da riconsiderare: il singolo operatore economico, infatti, ha una visione parziale del sistema in cui opera e, inoltre, può constatare in esso la presenza di difetti. Si può quindi considerare razionale un modello che ha come orizzonte esclusivo l’interesse del singolo ed il brevissimo termine?
Un sistema “auto regolante” come quello della concorrenza perfetta (anche ammesso che sia una condizione desiderabile) cui delegare ogni decisione in materia economico distributiva sussiste solo se esistono alcune condizioni preventive come, ad esempio, l’assoluta uniformità nel grado di conoscenza del sistema da parte dei vari operatori economici. Nella realtà queste condizioni non si verificano mai.
Inoltre il termine “economico” non è sinonimo di “immediato” ed “individuale”, ma ha un significato molto più ampio: pianificazione strategica di lungo termine, visione individuale e collettiva dei problemi, rendicontazione delle esternalità del proprio agire, sostenibilità, indici di priorità, ecc.
Molti di questi aspetti, già trascurati in tempo di benessere, vengono ulteriormente accantonati in tempi di crisi in cui il contingente emerge con tutta la sua prepotenza.

Solidarietà
Crisi e solidarietà sono due realtà da analizzare e considerare anche nei momenti di benessere. In particolare nel nostro paese vi è una marcata assenza di cultura della prevenzione. A volte si è fatta confusione tra la spensieratezza (intesa come condizione desiderabile di serenità) e il disinteresse e la negligenza. In tempi di benessere vi sono gli spazi per riflettere sul modello di crescita e di sviluppo, si è slegati da un contesto stringente di difficoltà, disoccupazione, ristrettezze. Si possono accantonare le risorse e si può impostare un modello sociale che investa anche in attività che non richiedano un immediato ritorno economico. Nei momenti di emergenza, quando la stessa sopravvivenza è messa a repentaglio tutto assume contorni più torbidi.
La solidarietà intesa come reciprocità e fratellanza, può essere pericolosamente sostituita dall’assistenzialismo e, pertanto, relegata a momenti di bisogno o ad attività di tipo esclusivamente volontaristico. Si legge nell’enciclica Caritas in Veritate: «Capita talvolta che chi è destinatario degli aiuti diventi funzionale a chi lo aiuta e che i poveri servano a mantenere in vita dispendiose organizzazioni burocratiche che riservano per la propria conservazione percentuali troppo elevate di quelle risorse che invece dovrebbero essere destinate allo sviluppo».
Organizzazioni come quelle descritte dal Papa non sono strumenti di vera solidarietà e non sono nemmeno efficienti dal punto di vista economico perché un organismo parassitario distrugge ricchezza, non la crea. Per converso se si aiuta lo sviluppo di una popolazione senza una prospettiva di collaborazione futura si rischia di far crescere potenziali pericolosi competitori che, a loro volta, nel lungo termine possono mettere a rischio il nostro benessere. L’unica variabile che possa economicamente giustificare un comportamento solidale è quella della reciprocità nella fratellanza.
La Solidarietà dovrebbe nascere già in contesti di benessere, senza attendere la crisi, attraverso la condivisione di progetti, idee, fini di sviluppo congiunto costruendo un substrato solido di conoscenze, rapporti, progetti, un tessuto sociale coeso, pronto a rispondere in maniera armonica alle istanze della crisi quando questa inevitabilmente si presenta. Un rapporto di fratellanza di questo genere non preclude una sana competizione che può essere da stimolo per la crescita di tutti. Impedisce, tuttavia, che questa degeneri in conflitto.

L’uomo: progetto d’amore e soggetto economico
Il Papa Benedetto XVI scrive ancora: «Sì, cari amici, Dio ci ama. Questa è la grande verità della nostra vita e che dà senso a tutto il resto. Non siamo frutto del caso o dell’irrazionalità, ma all’origine della nostra esistenza c’è un progetto d’amore di Dio.[…]» (3).
Come si concilia questo progetto di Dio con il nostro essere soggetti economici? Nel nostro quotidiano, da studenti, da lavoratori e da consumatori noi siamo gli “amministratori” del progetto che Dio ha su di noi.
La maggior parte di noi svolge contemporaneamente sia il ruolo di produttore che quello di consumatore. Se uno stile di consumo etico è strumento valido di solidarietà sociale, ancora di più può esserlo lo stile di produzione. La progettualità economica stessa, se eticamente orientata subisce un cambiamento, può meglio armonizzarsi con il Progetto d’Amore di Dio.
La solidarietà necessita, per essere sostenibile, di una base di reciprocità, la quale, in presenza di relazioni asimmetriche, richiede ad entrambi i soggetti di operare sulla base di obiettivi e valori comuni rinunciando ad un immediato scambio di equivalenti (come richiede il mercato) ma non esentando nessuno dall’apporto di un necessario contributo. Operando da produttore posso, nel mio ambito ristretto, cambiare il quotidiano di tutti i soggetti con cui mi relaziono. Non si tratta di lottare “contro”, ma di “vivere per”, utilizzando i potenti strumenti economici a tal fine. 
Il paradigma della crescita, quindi, può essere rimodulato proprio dando un nuovo significato “solidale” alla crescita stessa.

Facciamo un altro esempio: il costo del Riso Basmati proveniente dal commercio equo e solidale è di 2,90 euro per mezzo chilo; il costo del Riso Basmati italiano è di circa 4 euro per un chilo.
La differenza di prezzo è pari a circa il 45%. Qual è l’origine di questa differenza? Lo sfruttamento industriale, spesso intensivo e indiscriminato di persone e ambiente che sta dietro al prodotto “non equo e solidale” per ridurre i costi di produzione? L’inefficienza del canale etico, che fa salire il prezzo dei suoi prodotti? Altro?
Può il prezzo da solo riassumere tutte le caratteristiche del prodotto?
Da consumatori potremmo mutare il paradigma della crescita rinunciando ad un aumento quantitativo del riso a nostra disposizione decidendo (eventualmente) di comprare il riso del commercio equo e solidale.
Purtroppo, soprattutto in tempo di crisi, non è sufficiente agire da consumatore etico, è necessario agire anche da produttore etico: nello svolgimento della nostra attività professionale, dove siamo chiamati istituzionalmente a sviscerare le cause dei problemi, a comprendere le dinamiche di settori molto tecnici, lì siamo chiamati ad essere “fecondi” ed anche a farci portatori di conoscenza verso tutti coloro che operano da “consumatori” di una determinata realtà.
In questo modo potremo con efficacia rispondere all’istanza della Caritas in Veritate: «Non posso “donare” all’altro del mio, senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia».

ASPETTO MISSIONARIO e CRISTIANO
Un buon modello economico, riguardo al rapporto con beni la cui disponibilità è limitata, può suggerire il modo migliore per impiegarli, il modo più fruttuoso per godere di ciò di cui si dispone, eliminando le inefficienze che per egoismi, incomprensioni, tensioni, incapacità, si producono.
Per poter andare oltre, per vivere la fratellanza in senso Cristiano occorre interrogarsi sul senso ultimo dell’uomo e prendere in considerazione variabili quali, ad esempio, la Provvidenza che calata in un qualsiasi modello economico lo fanno letteralmente “impazzire”.
Un monito cruciale per i Cristiani è presente nella Caritas in Veritate al punto 19: «La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. La ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità. Questa ha origine da una vocazione trascendente di Dio Padre, che ci ha amati per primo, insegnandoci per mezzo del Figlio che cosa sia la carità fraterna».

Concludiamo questa riflessione su solidarietà e crisi economica con tre pensieri:
1)    Oggi risulta essere particolarmente difficile raccordare le istanze del cristianesimo con le contingenze economiche. Esplorare questa “terra di mezzo” tra teoria e pratica è una grande sfida di quest’epoca che vale la pena raccogliere creando laboratori di modelli economici sostenibili, aggregazioni produttivo/lavorative fondate su criteri di giustizia e di solidarietà, portando nel contesto produttivo attuale forza lavoro competente, cristianamente orientata, in grado di uscire dalla logica per cui le regole economiche possono essere una “zona franca” dell’etica.
2)    Distinguere tra volontariato ed attività ordinarie. Tutto ciò che si svolge nell’ambito del volontariato, pur essendo essenziale, resta pur sempre relegato ad un ambito della vita “facoltativo”. La partita economica si gioca, invece, nel cuore dell’attività di scambio e di produzione. Poter lavorare su questo aspetto ogni giorno con competenza e con potere di influenza (ognuno per il suo ambito) è ciò che può fare la differenza.
3)    Come fare quindi? Quello che ciascuno può fare è poco più di una goccia se paragonato all’oceano del sistema economico. Conseguentemente l’influenza individuale che possiamo avere è marginale. Non è solo nella divisione/distribuzione dell’esistente, tuttavia, che mettiamo a disposizione i nostri talenti, ma anche nel decidere cosa, come, dove produrre, nel decidere cosa consumare, come trascorrere le ore di svago, che modelli di socialità proporre e vivere.
In un articolo del sole 24 ore dal titolo “Etica al centro del nuovo futuro”  (4) si parla del attuale modello sociale basato sulla “ragione economica e sul calcolo razionale”. Esso viene criticato perché basato sull’uso della ragione nell’orizzonte ristretto della pura “sopravvivenza” e viene auspicata un’estensione dell’orizzonte alla «[...] vita buona che, non a caso, per Arisotele è –ad un tempo- del singolo e di tutti, oppure semplicemente non è».

NOTE:

1  http://it.wikipedia.org/wiki/Lavatrice del 16 settembre 2011.
2  Definita come “abbondanza di beni materiali”.
3  Alcune delle parole di papa Benedetto XVI pronunciate durante la veglia del sabato sera della GMG di Madrid.
4  Il sole 24 ore – Mercoledì 14 settembre 2011 – Angelo Scola “Etica al centro del nuovo futuro”.

Questo  articolo è stato tratto dal sito web è prodotto dalla redazione del mensile “Missioni Consolata” (MC). MC è la rivista dei missionari della Consolata in Italia, che la editano attraverso la Fondazione Missioni Consolata Onlus.

amico@rivistamissioniconsolata.it

Moneta,il motore del Mercato, dibattito

Filed under: Uncategorized — Luca at 1:26 am on Wednesday, December 14, 2011
Signoraggio delle banche?
Colpa di singoli o di econ0omisti!
Un problema di meccanismo, verso  la Dynontorganic Society .
Dynontorganic Society, ma con controllo pubblico sulle Banche Centrali.

GLi interventi continuano nei commenti

Dynontorganic Society, ma con controllo pubblico.

Cari amici,
sono molto contento di questo dibattito. Il video perciò aiuta a porre un problema ma non contiene in sè la soluzione, ci mostra solo che  un fatto tecnico come il denaro ci rende prigionieri di un meccanismo diabolico di cui la maggior parte delle persone non ha consapevolezza e dei pochi consapevoli quasi nessuno sa come reagire. Di fatto il video mostra come l’umanità sia preda di una realtà economica animata da un proprio principio vitale. Ciò che non si sottolinea a sufficienza però è che nemmeno i gruppi di potere sono in grado ormai di governare questo sistema e che gli stessi piccoli risparmiatori  finiscono per alimentare incosapevolmente il medesimo sistema .
Condivido pienamente le considerazioni di Roberto che centrano la natura del problema, rispondendo all’ultima  domanda del mio primo intervento e “cioè che cosa dà valore alle cose ?”
Finchè una mina antiuomo e una culla per bambino avranno lo stesso valore non andremo molto lontano non tutto infatti può essere considerato ricchezza a prescindere ! Questo è un punto che con mio grande stupore non si è mai sentito in tutti questi giorni. In questo senso è necessaria la prospettiva che noi chiamiamo dinontorganica (altri usano altri nomi, ma poco importa ) al di fuori della quale ogni altro intervento serve a niente.
Gli economisti devono perciò ripensare la moneta su base “dinontorganica” , in altre parole basare il valore la moneta su relazioni oggettivamente funzionali alla convivenza umana .

Riepilogo qualche passaggio metafisico:
Nel mondo statico sacrale il valore della moneta si fondava su un valore statico : l’oro ! Nel mondo dinamico di oggiAggiungi un appuntamento per oggi non può funzionare.
Nel mondo dinamico-secolare si è passati a dare valore alla moneta in funzione della relazione di scambio, cioè ciò che conta è lo scambio( la relazione) a prescindere da ciò che si scambia. In fin dei conti il valore è dato dal continuo divenire ( dal continuo scambio) . Questa è una prospettiva metafisica di tipo diveniristico ( Hegeliana ma anche nichilista) sganciata da ogni oggettività tranne quella dell’equilibrio.
La via d’uscita è una prospettiva di valore del denaro fondata certamente sullo scambio  ma non fine a sè stesso come al punto 2 ma finalizzato alla oggettiva  convivenza umana funzionale (Bene Comune); ha valore cioè solo ciò che costruisce la Convivenza Umana Funzionale.
Resta anche il problema della natura della Banca d’Italia ( come tutte le altre banche centrali)  che  di fatto è privata , è chiaro che una gestione statale risponderebbe al Parlamento e in qualche modo ai cittadini e quindi alla società, sarebbe perciò più sensibile alla transizione nel momento in cui la consapevolezza di questi punti divenisse più diffusa nella società.
Consapevoli di ciò tutte le persone di buona volontà devono favorire questa transizione.

Non facciamoci illusioni dalla crisi non si uscirà se non affrontando grandi cambiamenti di paradigma .
Chi tra noi svolge oggiAggiungi un appuntamento per oggi mansioni di responsabilità politica, imprenditoriale e culturale si dia da fare sollevando in tutte le sedi queste tematiche .

Luca

Un problema di meccanismo, verso  la Dynontorganic Society 

 Come fatto già rilevare precedentemente, tutto il  ragionamento  che anima il documentario si basa sull’assunto che l’oro (vedi minuto 2’32″) abbia un qualunque valore in sè e con questo garantisca la moneta, mentre ora la carta-moneta non è garantita da nulla.
Si tratta di un errore logico che inficia tutto il resto del ragionamento perché il valore dell’oro è un valore arbitrario (sale e scende in borsa) in quanto il suo valore è principalmente come mezzo di scambio universalmente riconosciuto.
Quando attorno ai primi anni del 1500 gli spagnoli tornarono con l’oro degli inca pensavano di essere ricchi. E invece non lo erano. Partendo dalla Spagna un sacco di grano costava un doblone, tornando il prezzo dello stesso sacco di grano era salito a due dobloni, perché l’oro (cioè il mezzo di scambio) era aumentato di quantità, ma non avevano fatto altrettanto le merci da scambiare ( il sacco di grano). Si era generata la prima inflazione che la storia ricordi.

Quindi il “documentario” è una bufala, non consideratelo. Può solo essere fonte di riflessione.
 Poiché non è l’oro che, cos’è che da valore alla carta moneta? é il valore delle merci SCAMBIABILI in senso dinontorganico, dinontorganico ossia funzionale alla vita. Sia l’oro che la carta moneta sono mezzi di scambio e quindi solo le merci SCAMBIABILI ne mantengono il valore.

Sottolineo SCAMBIABILI perché il valore di una merce dipende dalla sua possibilità di scambio. Possiamo infatti osservare che poiché ora non c’è più la schiavitù, la persona umana non rientra più nel mercato perché non è scambiabile. Purtroppo non posso più vendere mogli e figlie… e non hanno più valore, almeno ufficialmente tanto che le banche non le possono accettare in pegno metterci su un mutuo…! Ah, bei tempi passati. (per chi non se ne fosse accorto è una battuta)
L’automobile ha un valore ESCLUSIVAMENTE perché dinontorganica,  ossia funzionale ( in modo errato o giusto ora non importa) alla vita dei cittadini che sono disponibili ad acquistarla. Senza tale valore organico dinamico l’automobile cessa di avere un qualsiasi valore, si dice che che va fuori-mercato.
Quindi il valore del mezzo di scambio è dato dalla presenza di un prodotto/servizio dinontorganico da scambiare.

Come si genera il valore REALE della carta moneta? Attraverso la generazione di valori che costruiscono la realtà in modo vitale e vitalmente operante. Il grano lo è, e lo rimane almeno finché la gente non si sfama. Una volta sfamati tutti l’eccedenza di grano non ha più alcun valore e se voglio venderlo, in questo caso, devo trovare un nuovo modo di usarlo: allevare le galline per esempio.
Aumentando la produzione di grano attraverso la produzione di mangimi per le galline la massa monetaria in circolazione non mi basta più, la massa scambiabile di grano erano un miliardo di sacchi che costavano in tutto dieci miliardi di euro. In circolazione c’erano perciò SOLAMENTE 10 miliardi di euro. Ora però ho aumentato ancora la produzione, ho trovato come impiegarla in funzione della vita (allevo galline che mi forniscono la carne), come pago i sacchi eccedenti?
Per mantenere stabile il prezzo di un sacco di grano devo aumentare il numero di euro in circolazione. Prima producevo 1 miliardo di sacchi che costavano 10 euro cadauno, ora ne produco 1,5 miliardi. Per mantenere stabile il prezzo devo emettere nuova moneta! Se non lo faccio il prezzo dei sacchi DIMINUISCE non remunerando più nessuno: il contadino non si può comperare il trattore, la casa, il gasolio, il fertilizzante… ecc.

Quindi la Massa Monetaria in circolazione è NECESSARIAMENTE instabile deve aumentare all’aumentare della ricchezza reale SCAMBIABILE.
Come aumenta oggiAggiungi un appuntamento per oggi la massa monetaria? Il meccanismo attuale è quello della produzione di denaro in funzione della ricchezza , ma non della ricchezza reale SCAMBIABILE.
Vado in banca, chiedo un prestito, la banca si garantisce col grano, …. e alla fine mi trovo con la moneta emessa, inutile ripetere il meccanismo operato dalle banche centrali. Solo che… dovrebbe crescere al ritmo del PIL, 1,5% anno ma non è così, dovrebbero essere presenti sempre più monete cinesi e sempre meno euro, ma non è così,… . All’interno del PIL abbiamo messo di tutto.
Per simulare un ricchezza abbiamo fatto finta che una casa sia un valore SCAMBIABILE in sé ma non lo è.

1.  Se ci sono 1000 cittadini e io produco 2000 case mille di queste non hanno alcun valore, perché NON ci sono cittadini che le vogliono comperare, non hanno valore dinontorganico. Non è ricchezza REALE.

2.  Oltre a non essere ricchezza reale non è neppure SCAMBIABILE. Perché è vero che in Angola c’è una grande richiesta di case, ma queste prodotte negli USA sono assolutamente INUTILI per loro. Le case sono ricchezza solo ed esclusivamente per i cittadini statunitensi che abitano in quella zona e che per vivere producono altra ricchezza SCAMBIABILE. Attraverso la ricchezza scambiabile dinontorganica, che ne so “patate”, produco gli euro necessari alla costruzione di case.

Per far diventare una casa ricchezza scambiabile la abbiamo cartolarizzata, garantita attraverso un mutuo, … ma ad un certo punto è entrata in crisi la produzione di beni SCAMBIABILI e per i motivi sopraddetti tutto è esploso, il nostro presente come il nostro futuro che avevamo usato come garanzia.
La soluzione della crisi e della moneta?
Facile a dirsi, produrre RICCHEZZA REALE SCAMBIABILE (dinontorganica) e misurare il PIL di un paese proprio da quello. Quindi non considerare tutto ricchezza, ma solo i beni con questa valenza.

Il problema oggiAggiungi un appuntamento per oggi è tornare indietro. C’è un’enorme massa monetaria in più, chi la deve distruggere?

Le linee sono due

1.  produciamo altra ricchezza reale (dinontorganica) scambiabile, fino a pareggiare il conto (oggiAggiungi un appuntamento per oggi la chiamano “crescita” e questa si deve realizzare mentre tagliamo tutto ciò che non ha le caratteristiche di cui sopra). Ma come si fa???? I mercati sono in grado di assorbirla? Forse dobbiamo creare mercati in Angola e Mozambico! Il pianeta lo permette? Possiamo arrivare a 14 miliardi di individui tutti con questo tenore di vita?

2.  eliminiamo la moneta-carta-straccia. Ma cosa? I bond in modo che saltino gli stati? I crediti così saltano le banche?Togliamo moneta facendo così aumentare i prezzi?

In ogni caso una sola strada è possibile:

COSTRUIAMO UNA SOCIETà DINONTORGANICA che riduce gli sprechi commerciando solo quello che occorre commerciare e togliendo dal mercato quello che al Mercato non deve appartenere.

Tutto ciò che si può gestire all’interno di una comunità, NON va gestito dal Mercato attraverso Euro. Potenziando la comunità in modo solidale e sussidiario risolveremo il nostro problema perché nel momento in cui diminuiscono gli euro disponibili e non possiamo più accedere attraverso il denaro abbiamo già lo stesso servizio per altra via direttaemnte da parte della comunità.

Dynontorganic quality.

Roberto
 Colpa di singoli o di economisti!

Ieri sera ho visto il video proposto: molto interessante.

Spero di far cosa utile a condividere alcune considerazioni che mi sono venute:

1-distinguerei tra denaro e meccanismo di controllo/produzione dello stesso. Il denaro, nella mia prospettiva, presenta molti vantaggi (volendo riferirmi alla mail del dott Mele non è inquinabile come l’acqua, non risente delle condizioni di salute come il “tempo lavoro” e non è pesante da movimentare come l’oro…) Assolve quindi ad una funzione ben precisa con una (discreta) efficacia. Il tema della sua convertibilità diretta in materia preziosa ho il sospetto che sia più complesso di come possa essere stato trattato nel video che mescolava la politica monetaria con quella del debito. Una sovra produzione monetaria porta certamente all’inflazione ma non ne è l’unica causa. Inoltre anche le “crisi del sistema” secondo alcune teorie possono avere nature anche non finanziario monetarie (ad esempio tecnologiche). Il meccanismo ed i soggetti che, invece, decidono quanto denaro e come farlo circolare sono gli aspetti che meriterebbero maggiore attenzione.

2-ovvietà nascoste. Una interpretazione “emotiva” del video vorrei condividerla con voi. Mi riferisco al “tono” della voce narrante ed all’impiego di alcune immagini forti che un po’ mi hanno infastidito. Immaginiamo la situazione dello stato italiano. Una nazione come la nostra che, per varie ragioni, si è indebitata per un ammontare pari alla somma della ricchezza prodotta da tutti in un anno ha un problema strutturale che non credo sia insito nei meccanismi monetari (non solo almeno). Qualsiasi buon padre di famiglia prima di indebitare in modo insostenibile il proprio nucleo familiare (credo) dovrebbe effettuare analisi prudenziali approfondite. Se la nostra politica non ha ritenuto di porre freno a questo indebitamento (forse) ha agito in modo avventato. Se, assumiamo questo come presupposto potrei azzardare come conclusione che qualsiasi strumento di regolazione quantitativa degli scambi se dato in mano a un operatore “economico” non accorto porta ad una situazione di default. Anche in un mondo in cui la moneta non esiste più possiamo sempre trovare situazioni in cui singoli o comunità non sono in grado di fare fronte ad impegni presi.

3- Il denaro è in grado di dare una approssimazione quantitativa (ben lontana dall’essere esatta o assoluta) di quanto si stia in avanzo/pareggio/disavanzo con le proprie attività. Anche l’utilizzo del debito inteso come capacità ci concentrare capitali e risorse dove servono, di fornire un ordine di priorità ed anche di fare fronte a situazioni contingenti realmente esistenti non mi pare possa essere criticabile. Operazioni di strozzinaggio, collusione, ecc. possono essere messe in atto con qualsiasi meccanismo anche non monetario. Alcuni stati del terzo mondo si sono indebitati per comprare armi o per arricchire i governi. Questo, non mi sembra corretto attribuirlo (come colpa) al meccanismo del debito e nemmeno alla politica monetaria.

4- altro capitolo a parte poco approfondito per quanto riguarda il video è quello della speculazione. Infatti la riserva bancaria obbligatoria ed il moltiplicatore del debito (collegando la sorte dei risparmiatori con gli anelli successivi ed antecedenti delle catene) vorrebbero come meccanismo prudenziale che non ci fossero operatori che rischiano d’azzardo i risparmi ed il denaro altrui. Questo mette a repentaglio un meccanismo di interdipendenza massiva.

 Sono poche riflessioni che per necessità di tempo e di spazio non sono state eccessivamente approfondite.

Spero comunque possano dare un piccolo contributo a questo interessante dibattito.

Grazie per l’attenzione

Buona serata

Marcello

Bisogna concepire tecniche per scambiare “valore d’ uso” fra gli “enti” in modo semplice ed efficace, togliendo al danaro la possibilità di essere l’ unico “Assoluto” che regoli lo “scambio di valore”.

Oppure bisogna individuare qualcosa che sostituisca la vecchia funzione dell’oro: ad esempio “tempo lavoro”; acqua; energia rinnovabile; …

Sono considerazioni a caldo, ma bisognerebbe discutere molto sull’ argomento. Converrebbe organizzare degli incontri specifici sull’ argomento.

Sino a quando non si riesce a trovare delle tecniche sostitutive e funzionali, non si hanno buoni titoli per criticare il meccanismo attuale.

Ciao Nicola

Signoraggio delle banche?

  Cari amici
  mi pare interessante sottoporvi questo filmato perchè credo tocchi il centro di tanti nostri discorsi : la produzione del denaro.
  A quanto pare la modalità di produzione del denaro è tale che alla fine del ciclo qualcuno resterà senzaltro con il cerino in mano; si tratterebbe insomma di una sorta di povertà strutturale e programmata insita nel meccanismo monetario. La ricchezza di pochi si fonda strutturalmente sulla povertà di molti. Il denaro è il vero Dio della nostra società , non  a parole ma nei fatti concreti
  Non giudico il gruppo che ha prodotto questo filmato che per molti aspetti pare lontano dalla prospettiva cristiana, tuttavia l’analisi che viene fatta pare senza contraddizioni.
  Mi chiedo piuttosto se la lotta alla povertà condotta dai cristiani non si debba arricchire anche di questa consapevolezza.
  Le domande che restano aperte dopo la visione del film mi sembrano queste: se l’oro non è più la garanzia del valore della moneta che cosa può esserlo ? Attualmente è il denaro esistente  che da valore  al nuovo denaro prodotto , ma questa come viene spiegato è una falsa soluzione , e allora che cosa può dar valore al denaro ? E in fin dei conti in che senso le cose hanno un valore ?
  Qualche suggerimento naturalmente lo potrei fornire ma preferisco sentire prima i Vs. commenti  e soprattutto le critiche. Buona visione:

Cosegna volume “oltre la crisi” a s.e Bertone e s.e Toso

Filed under: Uncategorized — Roberto at 4:50 am on Thursday, December 1, 2011

Ieri gli Atti del Convegno sono stati consegnati  dal preside di Filosofia prof d. Mauro Mantovani a S.Em.za il cardinal Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano, e a S.Ecc.za. mons. Mario Toso, Segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Il card. Tarcisio Bertone  era intervenuto al Convegno del dicembre scorso attraverso un’intervista rilasciata a RAI1,  S. Ecc.za Toso con un intervento. Entrambi gli interventi sono presenti, diligentemente trascritti, negli Atti che costituiscono il volume “Oltre la crisi”. L’incontro si è svolto presso l’Università.  Erano presenti per Nuova Costruttività il dott. Nicola Mele, per l’ Università Pontificia Salesiana il Rettore prof. Carlo Nanni e per la SRI Group il dott. Giulio Gallazzi. Molto interessante la conversazione che ne è seguita.

Avanti sempre, Caritas in Veritate.

Nelle foto  di sinistra  il card. T. Bertone e  mons. M. Toso con i curatori del volume il prof. Mauro Mantovani, il dott. Oliviero Riggi e il dott. Alberto Pessa. Era presente anche il dott. Mario Vargas Saénz, Direttore del Campus di LLanogrande della Università EAFIT di Medellín (Colombia), che ha partecipato al volume “Oltre la crisi” con un proprio contributo.

Di sopra a destra G. Gallazzi, T. Bertone, C. Nanni, N. Mele, M. Mantovani, d. Joaquim D’Souza (Superiore religioso dell’Università Pontificia Salesiana) e mons. Lech Piechota (Segreteria di Stato).

Concluso presso l’UPS il corso sulla Metafisica Realistico Integrale

Filed under: Uncategorized — Roberto at 12:22 pm on Thursday, November 24, 2011

In ricordo dello scopritore dell’ente dinamico e della Metafisica Realistico Integrale  prof. Tommaso Demaria si è tenuto a Roma presso l’Università Pontificia Salesiana il secondo corso sulla Metafisica Realistico Integrale . Sono stati giorni veramente interessanti, che hanno dato  una panoramica completa che ha compreso biografia (Riggi), pedagogia (Tacconi), confronto con le altre metafisiche della realtà storica (Bagnardi), accostamento a Romano Guardini (Mantovani), la visione della  metafisica come strumento (Roggero), l’applicazione della metafisica all’azienda (Cipriani), e risposte a domande profondissime circa il rapporto tra ente dinamico ed etica,  il male nel dinontorganismo, la libertà, la possibilità di nascita del “nuovo modello” all’interno di un sistema  laicista e capitalista, la libertà come contenuto del libero arbitrio. Il tutto è stato sostenuto dal testo appena pubblicato dalla LAS “Oltre la Crisi” che ha permesso di avere un sussidio molto  utile. Inoltre   particolare importanza ha avuto, a  mio parere, la  composizione dei partecipanti tutti molto competenti,  in genere professori di filosofia o futuri tali, provenienti da ogni parte della Terra: India, Viet Nam, Brasile, Haiti, Egitto, Sudan, … una platea veramente Universale. Ci si è lasciati contenti di quello che è stato fatto ma con due propositi precisi di miglioramento

  1. iniziare incontri sistematici via Skype per approfondire gli argomenti trattati
  2. la decisione di compilare un sussidio ancora più adatto a queste settimane di approfondimento.

Io credo che oggi UPS sia l’unico luogo al mondo dove la metafisica realistico integrale  può essere discussa a questo livello. Un particolare ringraziamento va a quanti, come Nicola Mele e Leo Campanella permettono che tutto questo esista, e al prof. Mantovani lucido e perfetto organizzatore dell’evento.

Vai alla pagina degli atti

Liberismo,crisi ideologica, soluzione a cui tendere

Filed under: Uncategorized — Roberto at 11:38 pm on Wednesday, October 26, 2011

Il Vaticano lancia le sue proposte
“Serve nuova autorità finanziaria mondiale”

 

Un organo che, sullo sfondo della crisi economica, “regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari”: è questo ciò che auspica il Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, in un documento presentato dal cardinal Peter. K.A. Turkson e da monsignor Mario Toso

 CITTA’ DEL VATICANO- Il Vaticano fa appello alla creazione di una nuova autorità finanziaria mondiale che, sullo sfondo della crisi economica, “regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari”, superi il sistema di Bretton Woods e coinvolga i Paesi emergenti e quelli in via di sviluppo, nella prospettiva della creazione di una più generale “autorità pubblica a competenza universale”. Questo uno dei punti principali del documento “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale” presentato oggiAggiungi un appuntamento per oggi in Vaticano dal Pontificio consiglio per la giustizia e la pace.

Riforma del sistema monetario
. Nel documento si fa appello “alla riforma del sistema monetario internazionale e, in particolare, all’impegno per dar vita a qualche forma di controllo monetario globale, peraltro già implicita negli statuti del fondo monetario internazionale. E’ chiaro – scrive il dicastero vaticano – che, in qualche misura, questo equivale a mettere in discussione i sistemi dei cambi esistenti, per trovare modi efficaci di coordinamento e supervisione. E’ un processo che deve coinvolgere anche i Paesi emergenti e in via di sviluppo nel definire le tappe di un adattamento graduale degli strumenti esistenti. Sullo sfondo si delinea, in prospettiva, l’esigenza di un organismo che svolga le funzioni di una sorta di ‘banca centrale mondiale’ che regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari, alla stregua delle banche centrali nazionali. Occorre riscoprire la logica di fondo, di pace, coordinamento e prosperità comune, che portarono agli accordi di Bretton Woods, per fornire adeguate risposte alle questioni attuali. A livello regionale tale processo potrebbe essere praticato con la valorizzazione delle istituzioni esistenti, come ad esempio la Banca centrale europea”. “Ciò – prosegue il documento del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace – richiederebbe, tuttavia, non solo una riflessione sul piano economico e finanziario, ma anche e prima di tutto, sul piano politico, in vista della costituzione di istituzioni pubbliche corrispettive che garantiscano l’unità e la coerenza delle decisioni comuni. Queste misure dovrebbero essere concepite come alcuni dei primi passi nella prospettiva di una autorità pubblica a competenza universale; come una prima tappa di un più lungo sforzo della comunità mondiale di orientare le sue istituzioni alla realizzazione del bene comune. Altre tappe dovranno seguire, tenendo conto che le dinamiche che conosciamo possono accentuarsi, ma anche accompagnarsi a cambiamenti che oggiAggiungi un appuntamento per oggi sarebbe vano tentare di prevedere”.

Tassazione delle transizioni finanziarie
. Anche “su misure di tassazione delle transazioni finanziarie, mediante aliquote eque, ma modulate con oneri proporzionati alla complessità delle operazioni, soprattutto di quelle che si effettuano nel mercato ‘secondario’” è necessaria una riflessione, si legge nel documento: “Una tale tassazione sarebbe molto utile per promuovere lo sviluppo globale e sostenibile secondo principi di giustizia sociale e della solidarietà; e potrebbe contribuire alla costituzione di una riserva mondiale, per sostenere le economie dei Paesi colpiti dalle crisi, nonché il risanamento del loro sistema monetario e finanziario”.

Effetto devastante di ideologie liberiste. L’attuale crisi economica e finanziaria è l’”effetto devastante delle ideologie liberiste”, sostiente il Pontificio consiglio: “Un effetto devastante di queste ideologie, soprattutto negli ultimi decenni del secolo scorso e i primi anni del nuovo secolo, è stato lo scoppio della crisi nella quale il mondo si trova tuttora immerso”, si legge nel documento del dicastero vaticano. “Cosa ha spinto il mondo in questa direzione estremamente problematica anche per la pace? Anzitutto un liberismo economico senza regole e senza controlli.

Si tratta di una ideologia, di una forma di ‘apriorismo economico’, che pretende di prendere dalla teoria le leggi di funzionamento del mercato e le cosiddette leggi dello sviluppo capitalistico esasperandone alcuni aspetti”.
Mondo globalizzato rischia di essere Torre di Babele. “In un mondo in via di rapida globalizzazione, il riferimento a un’autorità mondiale diviene l’unico orizzonte compatibile con le nuove realtà del nostro tempo e con i bisogni della specie umana. Non va, però, dimenticato che questo passaggio, data la natura ferita degli uomini, non avviene senza angosce e senza sofferenze”, si legge nel documento, che ricorda come già Giovanni XXIII, e poi Benedetto XVI nella enciclica “Caritas in veritate”, abbiano proposto la creazione di un’autorità mondiale.

Cupidigia minaccia democrazia. “Nessuno – si legge nel documento presentato dal cardinal Peter. K.A. Turkson e da monsignor Mario Toso, presidente e segretario del dicastero della Santa Sede – può rassegnarsi a vedere l’uomo vivere come ‘un lupo per l’altro uomo’, secondo la concezione evidenziata da Hobbes. Nessuno, in coscienza, può accettare lo sviluppo di alcuni Paesi a scapito di altri. Se non si pone un rimedio alle varie forme di ingiustizia gli effetti negativi che ne deriveranno sul piano sociale, politico ed economico saranno destinati a generare un clima di crescente ostilità e perfino di violenza – si legge nel documento vaticano – sino a minare le stesse basi delle istituzioni democratiche, anche di quelle ritenute più solide”.

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